Falter Bramnk è l'acronimo dietro cui si nasconde Frank Lambert, eclettico artista francese che, anche, in questo suo secondo lavoro riesce a stupire tutti per l'opera eterogenea. Questo disco riesce a scovare, unire ed amalgamare, con perizia, rumori di fondo, dialoghi ed alcuni tratti dei leit-motiv originale di film (leggendari i più) e mischiarli qua e là con un po' di post rock, free jazz, elettronica minimale, acustica, medievale, classica e musica strumentale di differente derivazione. Registrato tra il 1995 ed il 2003 questo disco non può essere valutato come un prodotto globale, in quanto ogni traccia è un' episodio a sè stante che non si collega né alla precedente né tanto meno alla successiva. Fotogrammi visionari, sperimentazioni che si rafforzano con i suoni sia extradiegetici che dietetici delle pellicole, labirinti tonanti ed inebrianti ed una forza d'espressione che riesce a colpire sia il cinefilo incallito che l'amante di colonne sonore. Un lavoro che resta unico nel suo genere, mentre le sperimentazioni del collega John Zorn (unico paragone possibile) giocano maggiormente sulle colonne sonore, Falter riesce a “giocare” con la complessità/varietà espressiva che il cinema offre. Un disco che catalizza l'ascoltatore dalla prima all'ultima traccia. Un ascolto superficiale non rende giustizia a questo bel lavoro, ma il repeat serve a cogliere ed evincere particolari come i remix delle colonne sonore, fin troppo in secondo piano. Poi, andarsi a rivedere film di Kubrick (2001 odissea nello spazio, Arancia Meccanica), Fellini (Il Casanova di Fellini), Pasolini (Salò), Godard (Alphaville), Friedkin (L'esorcista), Courneau (Seriè noire) e del contemporaneo Von Trier (Europa) non tedia mai, anzi…
Inestimabile. (4/5)

Rocco D'ammaro