Cose grosse: due delle più eterodosse etichette italiane assieme per esprimere musica “ubicata nella testa di Vittorio De Marin”. Il geniale compositore torna dopo “Almanacco Moderno” a sfarfallare tra i generi e i tempi, guidando un collettivo sotto forma di workshop alla interazione con immagini congrue. Non tutto è riuscito col buco, va detto, ma ciò che spicca è folgorante: il pastone china-glitch di Pijama o'Rama, parto di un “motoremangianastri” che si è incantato su Pizzicato Five e Stereolab; arie prewar in FantaJma e interferenze in libera uscita dentro goLO8Ose; le vergini suicide di Woodhood, ma soprattutto un cinezi-baldone a nome Clownsclan: Amélie e Gelsomina svampite a spasso in un film dolceamaro di Chaplin. De Marin rovista nel già consumato dei popoli, offrendo musica fotostatica cui difetta solo l'irriverenza degli Avalanches o il beat del miglior Dj Shadow per assurgere al rango di star internazionale. Divertente, schizoide, forse irripetibile nell'epoca della “piena riproducibilità tecnica”. Nonostante le perplessità (7)

Enrico Veronese