Qualcuno potrebbe all'inizio valutare con la sufficienza la dignità dell'eccentrico bresciano Jet Set Roger (cosa c'è di più fuori moda e moralmente rispettabile della consapevole alterità del dandy? Sentire La madre di Rachele ): farebbe molto male, perché prenderebbe sotto gamba un grande individualista della canzone italiana, del tipo Flavio Giurato o Federico Fiumani (in Stupido romantico si sentono nitidi gli ultimi Diaframma ).
Disincantato scrittore di Canzoni tristi (in quel brano c'è il notevole contributo di Andy dei mai troppo rimpianti Bluvertigo al sassofono e alla seconda voce) di penetrante intensità - splendida è l'accorata Piccolo re della notte - e umanità, Jet Set Roger è un nobile dilettante, nel senso migliore del termine. Ché certo non si può accusare di alcuna approssimazione le vesti sonore del nostro - che si divide più che bene tra pianoforte, tastiere, chitarre e qualche linea di basso; lo coadiuvano valorosamente Franci Omi alla chitarra (forse un componente dell'anziano gruppo affiliato al Consorzio Suonatori Indipendenti Il Grande Omi? Per scoprirlo visitate il sito www.franciomi.it), Andrea Cavalleri al basso e Simone Gelmini alla batteria. Inoltre si danno daffare con chitarre e cori sparsi nel CD Pietro Zola, Davide Mahony, Micaela Belotti e Marco Franzoni - eroe, dotato inoltre di una sicura mano compositiva e di una voce personale. I dodici quadri di vita da lui raffigurati in “La vita sociale” reggono bene il paragone/confronto con “La malavita” dei Baustelle (sentire, come esempio, Il tossico e il commesso o Playboy ). Da sostenere, senza condizioni.

Marco Fiori