Blow Up n.85 - Giugno 2005

Vale la pena soffermare la propria attenzione su alcune nuove proposte dell'underground musicale romano. Dischi di segno diverso, dissimili nella struttura e nella modalità compositiva ma caratterizzati da un comune approccio "trasversale" alla tradizionale idea di "sperimentazione".
Dall'elettroacustica spuria di Taxonomy alla plunderphonia "scorretta" di Okapi, fino al patchwork alieno di Larsen Lombriki, il panorama è ampio e ricco di sorprese. Conviene forse chiarire il tutto insieme agli autori.


1. Larsen Lombriki

II luogo in cui viene concepito l'embrione dei Larsen Lombriki è il territorio marginale dell'arte contemporanea romana, fra memorie di fluxus e situazionismo: "DisordinAzioni, Rotor/Audio Club e Studi Ricerche Contemporanee, sono i luoghi dove il primo nucleo dei Larsen Lombriki si è incontrato, una decina di anni fa. Un paio di volte l'anno usciva il bollettino delle Disordinazioni, fotocopie che raccoglievano i resoconti delle nostre azioni. Lo scopo era quello di creare condizioni anomale, inaspettate in un determinato contesto, ad esempio per cogliere da un altro punto di vista una strada della città o anche un luogo chiuso. Rotor/Audio Club, che ha più o meno la stessa forma mentis delle DisordinAzioni, in più produce e ha prodotto anche adesivi, cd-r, fumetti, fanzine, i Larsen Lombriki che a loro volta si dividono in tanti altri gruppi, happenings-riservatissimi, mostre, video e siti internet. Anche il gruppo di Studi Ricerche Contemporanee ha realizzato molti progetti: il Progetto per una segnaletica propedeutica, dei cartelli stradali anomali e paradossali. ... Il Dibattito pubblico Nomi Cose Città, otto ore di conferenza multimediale cacofonica...".
Dopo un primo cd pubblicato nel 2000 ("Glad To Be Here"), il gruppo si ripropone oggi con un nuovo lavoro, "Free from Deceit or Cunnings" che riprende gli schemi dell'album precedente per svilupparli con una lucidità ed una capacità di sintesi davvero sorprendenti: "Un giorno sfogliando un dizionario mi sono imbattuto in questa definizione: Artiess: Freefrom deceit or cunnings; ho pensato subito che poteva essere un buon titolo. Privo di furbizia o inganno, senza artificio, proprio come la nostra attitudine da ricercatori naif, primitivi, alla ricerca di tenitori inesplorati, bui e maleodoranti. Il problema però è che guardandoci intorno ci siamo ormai da tempo resi conto che non abbiamo un habitat, tutto mi sembra illuminato, profumato e sverginato, siamo costretti a costruirci da soli i nostri contesti privi di artificio e giocosi".

In effetti il disco sembra porsi al di fuori degli schemi consuetudinari, tutto basato su una rappresentazione allo stesso tempo teatrale e casalinga di una musica caratterizzata da suoni analogici e vagamente retro che trasmettono visioni di improbabili jam sessions fra Cabaret Voltaire e Suicide, Dna e Swell Maps. Di volta in volta, nei venti brani che compongono l'album, la line-up è sempre mutevole: "Nella fase di studio la formazione è variabile, dal vivo cerchiamo di essere tutti... anche se nell'improvvisazione per batteria acustica e ciclomotore i performer erano solo tre... I fattori in campo sono molti, il nostro processo creativo può partire ad esempio ponendoci delle domande campione: che succede se si annaffia una piantina di gerani con del brodo di gallina caldo? Potrebbe crearsi uno strano fogliame argentato gibboso? Mmm... no, il più delle volte ti giochi la piantina, ma a volte succede che contro le previsioni, per dispetto , scommessa o per magia "le cavie" sopravvivono. In tal caso il prototipo è pronto per essere buttato in uno scatolone in soffitta. .. Siamo pieni di scatoloni”.
Impossibili da catalogare e coscientemente al di fuori di ogni plausibile contesto e trend musicale, Larsen Lombriki trasmettono un'idea di approccio divertito e canzonatorio nei confronti dell'idea stessa di composizione artistica, riuscendo con semplicità ed ingenuità a trasmettere il vero senso della loro esperienza: "Nel nostro passato ci sono state incursioni in contesti abbastanza disparati, dai prank all'arte concettuale, dal fumetto alla filosofia. Nel corso di questi attraversamenti siamo stati spesso in dubbio se restare o andar via. Tutto ci interessa, ma nulla ci ha attratto in modo definitivo. Il che comporta anche una specie di sacrificio, una specie di auto-spiazzamento? Essere tutto e niente di solito vuol dire niente. Ci siamo tenuti ai margini o siamo stati emarginati? Scetticismo morboso e spaesamento? Tuttavia continuano a interessarci le esperienze "al limite". Questa impassibile curiosità ci ha aiutato tra l'altro a non specializzarci, anche in gruppo, in un campo in particolare. Neanche in quello della musica, ad esempio. Anche qui, malgrado qualche capacità mimetica, il nostro interesse sembra deviare spontaneamente verso ciò che sfugge, in modo ambiguo e laterale, l'ambito di confini presupposti”.

Massimiliano Busti