Losingtoday n.2 - Ottobre 2004

SNOWDONIA
Messina-Italia

L'etichetta che tutti conoscono ma che pochi comprano. Ovvero: è facilissimo diventare beniamini di intellettuali alla moda che però poi si stufano e cercano altro.

"L'unica cosa che riesce bene agli italiani è scrivere canzoni: alcuni ne scrivono di belle e mi piacciono, altri di orrende e non mi piacciono. Poi ci sono quelli che fanno il rock, ecco, quelli sono da uccidere. Alla fine ci sono quelli che fanno la parodia della parodia di qualcuno che, se fosse nato altrove, avrebbe suonato il rock. Quest'ultimo è il mondo di Snowdonia. È l'assoluta falsità a darmi autentici brividi di passione". Cinzia La Fauci dixit. Avete attraversato lo specchio. Benvenuti nel mondo Snowdonia.

MESSINA, DA QUALCHE PARTE NEL GALLES

Snowdonia: 1) Secondo parco nazionale, per estensione, della Gran Bretagna; situato nel nord del Galles, prende il nome dal più alto monte del Regno Unito, lo Snowdon. 2) Eclettica label messinese, il cui scopo è "regalare i propri soldi"a dei bravi giovani, aiutandoli a restare nell'anonimato, ma con qualcosa da raccontare ai loro nipoti". "È buffo pensare che quando ho conosciuto la Snowdonia il mondo sembrava uscito dal peggior incubo di Bill Gates: niente cd, niente computer, tante cassette e macchine da scrivere. Sembra una storia di duecento anni fa, eppure era semplicemente la fine degli anni '80". In questo scenario pre-tecnologico, Cinzia La Fauci - fonte di tutti i virgolettati - ed Alberto Scotti - metà silenziosa dei Maisie e della Snowdonia - cercano di soddisfare la sete di novità discografiche passando interi pomeriggi nel negozio di dischi di un incallito new waver che "ci fece conoscere cose come i Le Masque, i Legendary Pink Dots, i Red Lorry Yellow Lorry... insomma, un nuovo universo si manifestava davanti ai nostri occhi e la nostra voracità non conosceva sosta". "Una notte, un tizio punk al centro sociale ci propose di comprare ad un prezzo ridicolo (qualcosa come 2000 lire) un LP dei DsorDNE. Il disco in questione portava un marchio davvero carino, un cuore con una chiave inglese, e l'indirizzo di Marco Pustianaz. Proprio in quei giorni, dopo tanta fatica, veniva fuori la prima cassettina dei Maisie, registrata in casa con un Fostex a quattro piste. Ne spedimmo due copie, una in Belgio (un tipo della nostra città, un fascistello intellettuale amante dei Tuxedomoon, ci diede l'indirizzo di Steven Brown... chissà se era davvero il suo), l'altra a quella misteriosa etichetta di Torino, la Snowdonia Records. Solo Dio sa perché Pustianaz ci rispose: posso garantire a tutti che quella roba faceva davvero schifo, io non ero capace di cantare e Alberto non era capace di suonare. Eppure lui ci disse che era geniale e volle pubblicarla. Eravamo davvero felici, ci sentivamo come Lydia Lunch e David Bowie (anche se Alberto non è bisessuale, almeno non ho mai avuto segni in questo senso)". L'incontro con Pustianaz segna l'inizio di un'amicizia alimentata da 'scambi di visite': "la sua casa è una sorta di museo dell'underground europeo: passavamo interi pomeriggi ad ascoltare LP di gruppi come Klimperei, Ag Geige, Archbishop Kebab, Red Alarm Clocks, con nomi assurdi e suoni incredibili. Abbiamo scoperto un'enorme rete sotterranea che si muoveva nel silenzio, centinaia di piccole tape-label che producevano musiche bislacche, vitali, fuori da ogni schema. Un sacco di persone che incollavano, fotocopiavano, suonavano, vivevano, si scambiavano cassette. C'era davvero una fortissima idea dello scambio, della conoscenza reciproca. Mi viene un pò da ridere pensando alla rivoluzione del file-sharing. Noi facevamo il tape-sharing, ci scrivevamo, nascevano amicizie. Quella era Snowdonia".

MUSIC IS A FISH DEFROSTED WITH A HAIR-DRYER

Pustianaz
decide di chiudere la sua etichetta e nel 1997, in uno strano caso di emigrazione al contrario, il cuore trafitto dalla chiave inglese trasloca da Torino a Messina. Se l'indirizzo di Steven Brown fosse stato giusto, non staremmo qui a parlarne. "La nostra finalità è quella di esistere e pubblicare regolarmente la musica che amiamo. Per le più elementari leggi di mercato dovremmo già essere spariti da un pezzo e questa mi sembra un'ottima ragione per continuare ad esserci, forse la migliore". Dal passaggio di consegne ad oggi, per Snowdonia sono transitati ventisei artisti - senza contare le decine apparse nelle compilation dell'etichetta - per un totale di trentacinque dischi in sette anni. Ritmo di produzione quasi da major. "Grazie al 'Signore dei Dischi”, non devo riunirmi con Alberto in nessuna sala con tavoli di mogano, lo sono negata con la matematica, figuriamoci con la nobile scienza della conquista del mercato. Immagino lo stress dei dirigenti delle etichette vere: 'riusciremo a fare di Bugo il nuovo Vasco Rossi?'. Fronti contratte, mani sudate, l'ombra del licenziamento, un vero inferno! lo mi limito ad ascoltare i demo con Alberto. Se una cosa ci piace contattiamo il gruppo e diciamo: vi va di fare una cosa con noi? Vi avverto che non si guadagna un cazzo, si spendono soldi e poi vi scioglierete subito per la delusione. Chi non si caga sotto finisce dritto nel nostro roster. lo, di certo, non li invidio". Le previsioni di Cinzia, realistiche e scevre da certa ambizione cieca e ottusa, riconoscono, però, l'eccezione di Bugo che, dal primo full-lenght (edito in co-produzione con Bar la Muerte, "La prima gratta", 2001), è arrivato al dorato mondo Universal, creando, di riflesso, l'effetto 'bestseller': il suo debutto sulla lunga distanza resta, ad ora, tra i titoli più venduti del catalogo Snowdoniano. Per uno che 'ce l'ha fatta', tanti rimasti sotterranei.

"Un'etichetta è una questione sentimentale, olfattiva, direi quasi religiosa. Chi la gestisce deve avere le visioni notturne, essere perennemente eccitato. La cosa stupefacente della miriade di etichettine ed etichettone venute fuori in Italia negli ultimi anni è l'ostinazione nel voler produrre noia e miseria culturale. C'è una sorta di venerazione per il buon gusto, per il politicamente corretto. Non c'è rischio, non c'è amore, non c'è passione, non c'è soprattutto la volontà di sbagliare (che è fondamentale). La volontà di queste etichette è quella di conquistare fette di mercato (tra l'altro asfittico) scimmiottando,grottescamente le politiche delle major: come loro, sono alla ricerca perenne del gruppetto buono e pulito, possibilmente identico a qualche band inglese o americana del momento. Si tratta di una banale politica di sciacallaggio sulla pigrizia mentale del giovane medio, nient'altro che questo". Parole forti dell'orgoglio di essere diversi, dell'applicare con incoscienza donchisciottesca i propri parametri estetici, fuggendo i trend e perseguendo nient'altro che i propri mondi immaginar!. Le produzioni Snowdonia stimolano l'occhio, confondono l'orecchio, solleticano le sinapsi. Un tripudio di sensi che parte dal concept grafico. La cura dell'artwork (prerogativa di miss La Fauci) è scientifica: riconoscibile tra mille, il disco Snowdonia è coloratissimo (con l'eccezione del b/n di Missselfdestrrruction e Mutable), irriverente (lo Stalin crocifisso che campeggia su "Sen Soj trumas" dei Transgender), gioiosamente infantile (Al & Del, Egokid, Orange), ricercato (Ohm), sempre e comunque kitch, citazionista e fuori le righe. La grafica ed il packaging costituiscono il primo ed istintivo senso di appartenenza: "Noi siamo una chiesa con tutti i paramenti sacri". Se è assente un suono tipico, quello che contraddistingue e rende immediatamente riconducibile un gruppo ad un nome stampato all'interno, c'è qualcosa che lega il cantautorato storto di Bugo all'elettro-rock satanico di Plozzer, l'elettro-tribalismo delle Forbici Di Manitù al kraut spaziale dei texani Ohm. Che si tratti del pop decamerotico dei Maisie o dei trip cosmico-emotivi degli Egokid, è costantemente rivenibile come "fil rouge" la medesima attitudine, la 'ricerca serena', un comune approccio a-cerebrale e spesso ludico, un senso di curiosità che porta a fuggire le catalogazioni facili (incorrendo a volte nell'autocompiacimento della propria diversità), il gusto del falso e del riciclaggio. Picaresca, eccessiva, naturalmente portata a centrifugare cultura 'alta' e 'bassa', sacro e profano, la Snowdonia ha come unico obiettivo quello di pubblicare due dischi ogni due mesi nel tentativo di fare assomigliare il proprio mondo al nostro. Un posto dove nei salotti intellettuali si ascoltano i Larsen Lombriki anziché Zorn, si balla a ritmo di Plozzer, Fausto Balbo scrive colonne sonore per "Città Invisibili" di Calvino, il pubblico rock poga sulla P.J.Harvey virata wave dei Missselfdestrrruction e si elevano i mantra balcanici post-industriali dei Transgender.

MAISIE: UNA QUESTIONE PRIVATA

"I Maisie nascono a Messina nel 1997 ed a Messina moriranno perché odiarne l'idea di cambiare salumiere, parrucchiere, ecc... siamo molto abitudinari. Siamo in cerca di un contratto discografico presso una major qualunque perché ci terremmo molto ad andare al Festivalbar a conoscere il figlio di Salvetti, nostro eroe assoluto subito dopo Clemente Mastella". Non riescono a restare seri neanche quando parlano di se stessi La Fauci e Scotti, arrivando ad affermare che "siamo il prodotto di una mancanza assoluta di tecnica unita ad una volontà ferrea, ad una faccia tosta assoluta e alla voglia di mettere le nostre facce sulla copertina di un disco". Dalla cassetta spedita a Pustianaz ad oggi i Maisie hanno sfornato quattro album; i primi due percorsi da sconvolgimenti beefheartiani dal sapore no-wave, i secondi maggiormente virati in,direzione pop (l'ambivalente "Music is a fish..." ed il più accessibile "Bacharach for president..."). Mantenendo fisse le coordinate base, i due hanno affinato la propria ricetta, limando spigoli ed acredini e rendendola più sottile ed insinuante: sperimentalismo, inquietudini new wave, scherzi easy listening, deviazioni teutoniche, ritorni nazional-popolari. Che gusto c'è ad avere un'etichetta se non puoi produrre i tuoi dischi? "Amo profondamente i Maisie, anche le nostre cose più modeste, le centinaia di canzoni non pubblicate che abbiamo nei cassetti. Non so come e perché compongano gli altri musicisti, ma per noi è un atto d'amore, ogni volta. Ci stanno dentro i nostri dubbi, le nostre passioni, sicuramente il nostro spirito polemico, anche contro noi stessi".

ANTOLOGICAMENTE VOSTRI

"L'idea della compilation come vetrina di gruppi da proporre al pubblico o agli addetti ai lavori, è rivoltante. Non ci ha mai affascinato il fatto di mettere nello stesso disco una serie di gruppi scelti a casaccio, uniti semplicemente dal fatto di volersi far ascoltare. Le nostre compilation partono dal presupposto opposto, ovvero dei gruppi a servizio di un disco. Mi piace l'idea che una serie di band si misurino con temi enormemente importanti: il sesso, il cibo, la procreazione. Siamo sempre stati affascinati dalle compilation della El/Cherry Red (quella sugli inni delle squadre inglesi di calcio è un must!) oppure da quelle della mitica Rhino Records (non quella odierna, dedita più che altro a ristampe, parlo di quella folle dei primi '80). Credo che 'Rhino Circus' sia uno dei dieci dischi più importanti della storia della musica. È una compilation ma offre uno spaccato irrinunciabile della pazzia autentica di personaggi come Captain Sticky, un ciccione che combatte la malvagità delle multinazionali servendosi di un'automobile armata di cannoni caricati a burro di noccioline". E con questo si spiega l'atipicità delle raccolte dell'etichetta, sei ad oggi, dove ogni artista, anziché emergere, resta invischiato nel magmatico progetto, diventandone nient'altro che una piccola, indispensabile parte. Pantagrueliche, boccaccesche, irriverenti, citazioniste, autocelebrative, riassumono nella loro essenza lo Snowdonia-pensiero e ampliano il roster della label aprendo ad ospiti stranieri, ora eccellenti, ora misconosciuti e di culto strettamente sotterraneo. 'Orchestre Meccaniche Italiane' (1997) conta ventidue pezzi che si pongono come "uno sfregio della inesistente scena no-wave italiana"; 'Snowdoniani Baccelloni Invadono Megaton 4 - Snowdoniani Baccelloni Attaccano Megaton 4', semplicemente 'SBIM/SBAM' (1998), presenta la colonna sonora del film di fantascienza immaginario di trenta diversi musicisti; 'Pakistani Space Album' (2001) conta ventidue diverse reinterpretazioni dell'omonimo pezzo dei Maisie da parte di vari interpreti, in un'operazione di riciclaggio da post-modernariato da far impallidire Warhol; in 'Atomic Milk Throwers' (1999) vari artisti (tra cui Starfuckers, Arto Lindsay, Rafael Toral, Allun) raccolgono l'invito a dedicare una canzone al proprio pornodivo/a del cuore in quello che dovrebbe essere l'unico esempio di pornocompilation esistente. È il cibo, invece, il tema di 'The Last Famous International Gluttons' (1999) la gastrocompilation: venticinque brani inneggianti al proprio piatto preferito, reale ed immaginario (ce lo auguriamo nel caso del sushi atomico dei Bebe Rebozo). Corredata di un gustosissimo e demenziale booklet, contenente le ricette di cui si canta ed un improbabile saggio sulla 'Gastrofonia', la raccolta è un colorato minestrone avanguardistico che allinea l'improv dei Trumans Water, l'elettronica culinaria degli ISO, le dissociazioni di Doctor Nerve, le sfuriate dei Missselfdestrrruction, le richieste da cowboy di The Rudy Schwartz Project (Hey darling, can I buy you a Taco?), le marcette retro dei Ri.Gi.Ri.

'What Would This Record Have Sounded Like If John Cale Had Had Some Setback And Cinzia La Fauci And Alberto Scotti Had Taken His Place' (2003) si aggiudica la palma di miglior progetto tematico e s'impone come una delle migliori produzioni dell'intero catalogo della label. Nel chilometrico e wertmulleriano titolo, la dichiarazione d'intenti: primo ed omonimo LP degli Stooges, prodotto per l'appunto da John Cale, riletto da diciannove musicisti-gruppi sotto la direzione della coppia messinese. Le otto tracce di 'The Stooges' sono, fortunatamente ed intelligentemente, rielaborate e trasfigurate in altro, sballottolate in una sarabanda di generi che riconosce come estremi la verve sbarazzina di Solex da un lato ed il noise scarnificato degli Oxbow dall'altro. 1969 oscilla tra il garage ipertrofico degli Experimental Makeup ed il groove darkeggiante degli Etoile Filante, I wanna be your dog è divisa tra le devastazioni soniche di Taniguchi Masaaki e le scomposizioni delle Allun. Tim Perkins veste di glitch We will fall, Steve Bryant interpreta la sua personale Real Cool Time in versione industrial-chitarristica. Ancora, No Fun viene dirottata altrove dai God Is My Co-Pilot, Ann è lasciata implodere dai The Pornography e si veste di malinconia notturna nella visione di Dean Roberts; Not Right diventa un brano di art-rock elettronico nelle mani di Bokassa-Zinoff-Zagni e Little Doll un electro-pop, tra dance ed exotica, dopo le cure dei Crowded Air. Album monumentale ed imperdibile, lontano da scimmiottamenti e tributi che inseguono pedissequamente l'originale (palesemente inarrivabile), va preso per quello che è: come nei migliori film di fantascienza, il prodotto di una realtà parallela in cui John Cale è il nome di un duo che suona e vive a Messina.

BACK TO THE FUTURE

"...chi vuoi esser lieto sia, del doman non v'è certezza". In barba al Magnifico Lorenzo qualche anticipazione 'sicura' possiamo darvela, arricchita da uno scoop niente male. La Snowdonia ha ceduto al Lato Oscuro Della Forza e tenta il colpaccio: cercare di entrare in più case possibile. L'ascolto delle pre-releases svela un ulteriore passo verso l'accessibilità e l'abbandono di certi autoreferenzialismi, alla lunga ghettizzanti. Settembre (futuro per noi che scriviamo, presente per voi che leggete) annovera l'uscita di 'Attenti, sono felice!' degli Scarapocchio e 'Linings' dei Dotcareful. I primi, gruppo marchigiano agli esordi, hanno preso possesso del mio stereo col loro pop-rock sferzato di elettronica; immediato, fintamente divertito, autenticamente obliquo, feroce come solo i depressi possono essere, politico e caustico ("...un gruppo che, se solo quelli della Universal avessero le palle, potrebbe spazzare via 1'80 per cento del pop italiano"). I secondi, ancora un duo, inseriscono una cover dei Big Black (Passing Compexion) in un debutto che incomincia come un pezzo di Prince in versione discotecara e continua con un potente hardcore elettronico, veloce, stordente, distorto e straniante. A novembre, con 'Falbo', il ritorno di Fausto Balbo, solitario smanettatore dell'elettronica, e l'uscita di '13 piccoli singoli radiofonici', album degli Aidoru che alterna aperture melodiche stranianti a sperimentalismo, tra atmosfere sospese, voci tristi, "strumenti potenti, strumenti meno potenti" (ospite John Di Leo dei Quintorigo).

Nel 2005 'Lo Zecchino D'Oro dell'Underground', ennesima compilation, in cui band italiane (Mariposa, Es, Maisie, Marlene Kuntz, Amari, Tottemo Godzilla Riders, Rosolina Mar) e qualche ospite straniero duelleranno o cederanno il microfono a bambini tra i due ed i tredici anni e 'Morte a 33 giri', nuovo lavoro dei Maisie - il primo interamente in italiano - con ospite Bugo. Di cosa faranno Cinzia ed Alberto tra dieci anni non lo sappiamo - nè lo osiamo immaginare. "Snowdonia non ha futuro. Non credo che verrà mai il principe azzurro con il costume della Emi a tirarci fuori dalla marginalità nella quale ci siamo volontariamente impantanati. Il punto è che siamo troppo stupidamente appassionati del nostro universo interiore per cambiarlo in modo che qualcuno possa trovarlo interessante come proposta per il grande pubblico. Mi auguro, semplicemente, che un pò di gente venga ai nostri funerali, sarebbe una cosa carina. Poi vi faremo sapere il luogo e l'ora precisa, vado a fermare gli scongiuri di Alberto..." | LT

Dieci dischi consigliati da Snowdonia

1) Bonzo Dog Band "Urban Spaceman" (1968, Imperial/Sunset)
2) Aa.Vv. "The Rhino brothers' CIRCUS ROYALE" (1979, Rhino Records)
3) Amon Duul II "Phallus Dei" (1969, Liberty)
4) Lucio Battisti "Anima Latina" (1974, Numero Uno/Bmg)
5) Serge Gainsbourg "Comic Strip" (1969, Mercury)
6) Gong "Flying Teapot" (1973, Virgin)
7) They Might be giants "s/t" (1986, wea)
8) Paul Roland "Roaring boys" (1991, new rose)
9) Shock Headed Peters "Not born beautiful" (1984, Cyclops)
10) The Raincoats "odyshape" (1981)

Snowdonia in dieci dischi

Le Masque - Gli anni di Globiana: II ritorno dei Le Masque si concretizza in un concept sul mutamento della figura femminile nella società italiana degli ultimi trentacinque anni. Partendo dall'analisi di un manifesto pubblicitario di una crema solare i milanesi alternano intermezzi recitativi a raffinate canzoni autoriali, tra Tenco ed Endrigo, infilando la stupenda rilettura di Ne me quitte pas di Brel nella versione di Gino Paoli. Mutable - Meatballs flying underground: Elettronica slacker che lega ronzii ed interferenze, rumori ed accordi, melodia (tanta) e scazzo. Sorta di Stereolab in bianco e nero, i Mutable hanno in repertorio bossanova, tanghi per bischeri e la meraviglia di Meat & Bones. Atipica, a partire dall'artwork, eccezione nel catalogo. Al & Del - Poppies of fourteen: Ristampa, in coproduzione con la giapponese Novel Cell Poem, di lavori editi in cassetta tra il '91 ed il '94. Ventinove gioiellini di pop sbilenco che fanno il verso a Tom Waits, Beach Boys e Beatles sotto un tendone di circo zingaro. Un must have, se amate Daniel Jhonston. Tottemo Godzilla Riders/Soundish/Klippa Kloppa - S/t: Tre progetti musicali di Nicola Mazzocca, tra Caserta e Giappone (Tae Tokui, co-intestataria dei Tottemo), in un unico disco. Toy music che si prende tremendamente sul serio, Tamagochi che si lamentano e sbuffano su pianoforti, orchestrine sintetiche, tastierine, tastierine, tastierine e ancora tastierine. Egokid - The egotrip of the Egokid: sola produzione snowdoniania a passare su Mtv, è l'unico album del lotto percorso da sonorità più rassicurantemente indie. Egonauti di viaggi cosmici, tra vintage-prog e melodie cangianti, gli Egokid piazzano un album clamorosamente piacione. Aa.Vv. - What would this record have sounded like if John Cale had has some setback and Cinzia La Fauci and Alberto Scotti had taken his place?: Nelle diciannove tracce dell'album, la risposta a quest'interrogativo da fantascienza distopica. 'The Stooges' riletto da interpreti italiani e stranieri secondo il punto di vista di Cinzia ed Alberto. Naturalmente a testa in giù. Orange - Carnival and Cosmos: NordOvest Cowboys delle Langhe, ibridano il loro DNA con quello dell'America country mutando a campagnoli dadaisti e citazionisti. Questo e altro fanno gli Orange frullando Butthole Surfers, Beach Boys, Residents, Gun Club e chissà che altro in un'accozzaglia di suoni in cui è impossibile orientarsi completamente Maisie - Bacharach for president, Bruno Maderna superstar!: Un bambino che gioca con la scatola dei suoni probabilmente tirerebbe fuori qualcosa di simile, se avesse la loro stessa mentalità deviata. Al quarto album i Maisie ribadiscono di fare solo pop: assemblato con gli scarti, l'unico possibile. Thefinqer - Sugar plum fairy: Franco Di Terlizi riesce a far rumore con poco, un'acustica, una dodici corde, un banjo ed una batteria spolverata. Tra Kozelek, Will Oldham e Grandaddy finisce per assomigliare solo a se stesso e ad infilare un gioiellino di malinconia come Blue and blue. Scarapocchio - Attenti, sono felice!: Fresco di stampa e già tra i dieci dischi. Filastrocche di art-pop acidulo e deviante, corrosivi rockettacci sintetici a memorizzazione rapida, un paio di potenziali hit.

Vincenzo Lorusso